ATEROSCLEROSI – 4.STUDIO IN VIVO

Ci sono molteplici evidenze della esistenza di LDL ossidate in vivo. Dal plasma umano sono state isolate LDL con caratteristiche simili a quelle di LDL ossidate in vitro, anche se la rapida eliminazione dal circolo di proteine modificate e la presenza nel plasma di numerosi fattori antiossidanti fanno si che la concentrazione di LDL ossidate in circolo sia molto bassa. In vivo concentrazioni elevate di LDL ossidate si repertano sulla placca aterosclerotica. 

In uno studio condotto su giovani morti per morte violenta l’estensione delle aree della lesione arteriosa in cui sono riconoscibili epitopi delle LDL ossidate correla significativamente con i livelli di tiocianato, che di norma sono elevati nei fumatori. 

Le alterazioni strutturali cui va incontro la LDL quando si ossida modifica la sua struttura e la rende antigenica per cui è possibile ricercare nel plasma anticorpi anti LDL ossidate. Vari studi hanno dimostrato che il titolo anticorpale anti LDL ossidate correla significativamente con la presenza di patologie aterosclerotiche, quali coronaropatia e vasculopatia periferica. Questa correlazione sembra indipendente dalla colesterolemia ed il rischio è addittivo se si è in presenza anche di elevati titoli di colesterolo LDL. Tuttavia l’assenza di correlazione tra il titolo anticorpale anti LDL ossidate e i lipidi plasmatici suggerisce che il metabolismo (ossidazione > legame al recettore scavenger > internalizzazione > placca aterosclerotica) delle lipoproteine sia più importante del valore assoluto della colesterolemia LDL. 

Le LDL ossidate stimolano non solo la immunità umorale, ma anche quella cellulare. 

Alcuni dei linfociti localizzati nelle lesioni aterosclerotiche riconoscono specificatamente le LDL ossidate, le quali rappresentano per queste cellule uno stimolo mitogeno. E’ importente osservare che in vitro l’attivazione dei linfociti T da parte delle LDL ossidate stimola l’attivazione dell’interferone gamma. Questa citochina inibisce la sintesi di collagene da parte delle cellule muscolari lisce, riducendo indirettamente la stabilità della placca e favorendo l’aggregazione piastrinica nelle zone di rottura della placca stessa.