ATEROSCLEROSI – 1.DI COSA SI TRATTA

Appunti sulle nuove prospettive diagnostiche 

L’aterosclerosi è una patologia molto complessa, alla quale è attribuibile un’elevata percentuale di morti nella società industrializzata. Nel corso degli anni, accanto all’affinamento dei mezzi diagnostici che ha permesso di caratterizzare con crescente precisione le lesioni aterosclerotiche, dalle fasi iniziali alle più avanzate, si è assistito all’evolversi delle conoscenze e delle teorie sulla patogenesi dell’aterosclerosi. Recentemente, sulla base di numerosi dati ottenuti in ambito clinico e sperimentale, si è posta attenzione verso i processi ossidativi come i responsabili del processo aterosclerotico. 

Le reazioni ossidative, da cui si formano radicali liberi, sono fondamentali per la difesa dell’organismo, per esempio durante uno stato infiammatorio o un infezione. I sistemi antiossidanti extra ed intra cellulari sono deputati al controllo di tali reazioni. Quando gli antiossidanti fisiologici disponibili non sono sufficienti a controllare le reazioni ossidative, queste tramite i loro prodotti, i radicali liberi, si propagano e modificano irreversibilmente molecole come gli acidi nucleici, proteine, lipidi, formando derivati che non sono più funzionanti o addirittura tossici per l’organismo. 

Un’elevata concentrazione plasmatica di colesterolo LDL è uno dei principali e più noti fattori di rischio cardiovascolare. Nell’ipercolesterolemia si mettono in evidenza alterazioni proaterogene della funzionalità della parete vasale, ma le LDL, anche se ad alto dosaggio, come tali non possono causare l’accumulo intracellulare di lipidi che caratterizza la lesione aterosclerotica. 

Deve esserci quindi un passaggio intermedio tra LDL e LDL capaci di formare placche aterosclerotiche. 

Una delle ipotesi più accreditate e più sostenute da sperimentazioni in vitro ed in vivo è che sia l’ossidazione il passaggio intermedio. 



Che sia proprio questo processo il punto cardine nella genesi dell’aterosclerosi si basa sulla osservazione che, in seguito a modificazioni ossidative, le lipoproteine a bassa densità possano causare l’accumulo di ingenti quantità di lipidi all’interno delle cellule della parete vasale, principalmente cellule muscolari lisce e monociti/macrofagi. 

Questo fatto accade perché le LDL ossidate sono diverse da quelle fisiologiche e non vengono riconosciute ed eliminate da parte del normale recettore per le LDL, ma vengono eliminate dal recettore scavenger (recettore spazzino) posto sui macrofagi che dopo aver fagocitato LDL ossidate si trasformano in cellule schiumose che sono uno dei costituenti della placca aterosclerotica. 

Poiché il plasma è molto ricco di antiossidanti naturali, l’ossidazione delle LDL deve avvenire in un microambiente, isolato dal compartimento plasmatico, in cui la concentrazione degli antiossidanti è relativamente bassa, questo è lo spazio subendoteliale nella tonaca intima dei vasi. In questo compartimento subintimale si esplicano i principali effetti proaterogeni delle LDL ossidate.